Cinque modi per leggere il Palio (più le Sfumature)

palio

La premessa doverosa a questo post è che sono convinto che il Palio di Siena non sia, come molti dicono, una “Festa”. A una festa si va per stare bene e invece vivere un Palio è, per chi lo sente davvero, quasi sempre una sofferenza.

Sono molti, anche in Contrade piccole come la mia, quelli che giungono alla vita contradaiola da adulti. Qualcuno ha solo la dote dell’intelligenza, qualcuno solo quella dell’umiltà. C’è anche chi non ha nessuna delle due ma qualche raro caso in cui intelligenza e umiltà coincidono c’è. Durante i giorni dell’ultimo Palio mi è capitato di parlare con un aquilino dall’accento romanesco (contemporaneamente umile ed intelligente) che mi chiedeva lumi sul Palio. Ho provato a spiegarglielo così:

Ci sono cinque letture che una persona può dare di ogni Palio:

  • La Lettura Estetica: è quella di chi usa soltanto gli occhi. Gli occhi non possono fare altro che ammirare la bellezza di una delle piazze più straordinarie del mondo, che in quei giorni viene, per giunta, abbellita. Il Palio è per loro una bellissima corsa di cavalli, preceduta da un bellissimo corteo con tamburi e bandiere che culmina come un orgasmo con il tonfo di un mortaretto e da innumerevoli abbracci tra persone sudate che sembrano comunque bellissime. Questa lettura è quella dei fotografi non senesi che catturano, appunto, l’estetica di quella che a loro può sembrare davvero una Festa.
  • La Lettura Politica: è quella di chi conosce i rapporti di rivalità, di alleanza e le rispettive forze in Campo, fisiche ed economiche delle varie Contrade. Questo tipo di lettura è quella che ogni senese riesce a dare e che anche molti non senesi appassionati di Palio, possono facilmente decodificare. E’ facile imparare chi è avversario di chi, quali sono le Contrade grandi e quelle piccole, quanto tempo è che una Contrada aspetta la vittoria o se desidera che la rivale non vinca. Fino a qui tutto facile.
  • La Lettura Nozionistico/Statistica: è quella di chi segue il Palio tutto l’anno con un’attenzione mnemonica maniacale; che conosce perfettamente tutti i Palii dal dopoguerra con i relativi cavalli, fantini e ordine ai canapi. Sono in molti, ma non moltissimi, quelli che puoi interrogare sui piazzamenti in provincia dei cavalli che corrono le batterie, sull’età dei fantini e sui tempi di galoppo. Chi può dare questa lettura osserva e manda a memoria una quantità enorme di dati che potrebbe essere, a seconda dei casi, utilizzata da dirigenti per costruire le loro strategie o dai polemici di professione per dissertare e muovere critiche feroci nel dopopalio. “Questo cavallo ha vinto a Monteroni, ma a Monticiano non s’è mai visto”. “Quel fantino sono dodici anni che corre. E non ha mai vinto!” Di fronte a questo tipo di dissertazioni il consiglio è annuire sempre.
  • La Lettura Emotiva: è forse la più bella lettura che si può dare del Palio. Questa la si può leggere solo se ci sei nato o se sei riuscito a trovare, da grande, l’interruttore che ti fa battere il cuore a una velocità accelerata quando ti senti parte di un popolo che condivide con te l’amore per gli stessi colori. Ci sono senesi nati in Contrada che progressivamente la abbandonano. Credo che il motivo sia che non riescono a leggere (o a reggere) le emozioni che il Palio trasmette. E’ possibile anche contagiare con queste emozioni qualcuno che viene da fuori e che poi, inesorabilmente, tornerà per sempre. Ci sono fotografi che riescono a fotografare non solo l’estetica del Palio ma anche le emozioni: Francesco Cito, Carlo Vigni, Bruno Bruchi, Andrea Lensini, Elisa Lovati, Giulia Brogi, Paolone Lazzeroni. Sono quelli che scattano foto a selve di braccia alzate, a occhi gonfi di pianto, a un barbaresco di spalle che si fa appoggiare su una spalla la testa del cavallo e ad adulti che si abbracciano come quando abbracciavano la loro mamma. Saper leggere il Palio così è un dono che non tutti hanno. Direi quasi che è una forma di talento.
    • La Lettura Dietrologica: è una distorsione della lettura politica ma infarcita di pettegolezzo. E’ la lettura di chi sa per filo e per segno i rapporti intrecciati di reciproco interesse tra dirigenti delle varie Contrade. E fantini. E cavallai. E veterinari. E mogli e mariti di ognuno di loro. “Sai che il Capitano della Vipera ha sistemato a lavoro la sorella di Cispa?”, “Occhio che il mangino della Spadaforte era padrino del battesimo del figliolo di Acciuga”, “Il proprietario di Folco ha detto che non lo porta perché corre l’Orso ma quando correrà solo la Quercia vedrai che lo porta”. E’ la lettura di chi si illude che l’opera dell’uomo sia la prima forza in campo nel Palio, tralasciando quella cieca burlona che è la Sorte.

    Dopo avergli spiegato le cinque letture, l’amico laziale sembrava abbastanza soddisfatto ma io non avevo ancora finito:

     

    “…e poi ci sono le Sfumature. Le Sfumature sono quelle che ti fanno passare da una lettura del Palio all’altra nell’arco di un nanosecondo. Le Sfumature sono sapere che la montura di quel ragazzo che va a prendere il cavallo la portava quello che portò Rimini vittorioso il giorno in cui quel ragazzo nacque. Le Sfumature sono emozionarsi per la foto di una signora col cappotto che non gioiva da trent’anni. Sono vedere un babbo e un figlio vestiti nella stessa Comparsa. Sono riuscire a decifrare un bacio tra due amici che non si parlavano da tre anni. Sono rivedere quel vecchio brontolone che non vedevi da quando fece quella sceneggiata all’Assemblea. Sono conoscere tutti quelli della tua Contrada e tanti della tua Città e giocare a indovinare cosa stanno pensando in quel preciso istante, con la certezza matematica di indovinare. Sono tutte quelle cose che se non le hai ancora capite, forse non le capirai mai. Amico mio, sei già un bel contradaiolo e tra poco riuscirai a leggere il Palio come vorrai. Ma se vuoi godertelo per davvero, dammi retta, cerca di vedere le Sfumature”.

    7 commenti
    1. Giampiero
      Giampiero dice:

      Complimenti Elisa, hai fatto un’analisi davvero molto approfondita e molto veritiera. Complimenti davvero, soprattutto per la lettura Emotiva e ancora di più per le Sfumature. Forse sono quelle che più colpiscono il mio animo, sei veramente speciale. Complimenti ancora.

      Rispondi
    2. alex8
      alex8 dice:

      Amo le sfumature perché sono intime. Ti racconto la mia di questo palio: non perdere per un attimo di vista i miei alfieri all’esordio perché, per il vento, non sono riusciti a riposare il braccio per l’unica sbandierata che facevano e gioire per il loro successo. Se posso, condivido tutto ma per me hai tralasciato i silenzi, momenti topici. Di nuovo complimenti. Alex8

      Rispondi
      • giampiero cito
        giampiero cito dice:

        Ciao Alex, hai ragione. I silenzi sono una delle cose più belle del Palio. E’ per questo che sono stato in silenzio su di loro 🙂

        Rispondi

    Trackbacks & Pingbacks

    1. […] Cinque modi di leggere il Palio (più le sfumature) di Giampiero Cito Questo è da mettere nei preferiti se nella vostra lista dei desideri, la famosa ‘bucket list’, c’è ‘vedere il Palio di Siena una volta nella vita’; perché sì, c’è gente che l’ha scritto. Gente ‘reale’ come un turista che ha soggiornato nell’albergo dove lavoro, e gente ‘finta’ tipo il protagonista di The Blacklist (ho riportato tutto qui). Giampy, come vuole essere chiamato l’autore del post, propone le possibili letture che del Palio si può fare a seconda del grado di ‘appartenenza’. […]

    Lascia un commento

    Rispondi a alex8 Annulla risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *