La voce di Bubba

bubba

Una delle cose più tremende che ti può capitare quando cominci a fare le Feriae è presentarti senza disporre di un soprannome consolidato e autorevole. A me andò abbastanza bene: quando gli anziani mi chiesero chi (cazzo) fossi e risposi “Tagliatella”, quel soprannome alimentare passò il vaglio quasi senza problemi. Vabbè, iniziarono le storpiature inevitabili per cui per qualcuno di quelli più vecchi di me sono ancora: “Taglialatela”, “Tagliata”, “Taglias”, “Tà”, Tagliamerda”. La maggior parte di chi mi conosce mi chiama “Taglia” e, dato che di taglie ne ho cambiate molte andando e venendo dalla 46 alla 60, mi sembra appropriato.

 

Il problema è per chi il soprannome non ce l’ha all’inizio della sua carriera goliardica. In quel caso i famelicissimi fagioli si sbizzarriscono inventando epiteti che vanno dalla ricerca di un’improbabile somiglianza fisica con qualche celebrità internazionale o locale (vedi “Cartesio” o “Rondone”, “Jimmy Vecchio”), o una caratteristica anatomica (es. “Testa”, “Sguardone”, “Buzzo”, “Birillo”). E fino a qui tutto bene, diciamo. C’è poi il caso in cui il soprannome è unicamente dispregiativo e dato solo per un infausto aneddoto racimolato durante una sbornia clamorosa. Questo tipo di soprannome te lo porti dietro malvolentieri anche perché quando sarai in Balia o addirittura Principe, non sarà facile presentarsi come Schizzapiscio, Canale della Merda, Kakkola, Mangiamerda, o Sputo.

 

Ero fagiolo quando iniziò a fare le Feriae da matricola quello che secondo me è il più grande cantante goliardico degli ultimi 25 anni (dopo Roby Ricci, si intende). Si presentò come Andrea e vedendo dei labbroni africani che ricordavano quelli del migliore amico di Forrest Gump che gestiva barche di gamberi e che quando diluviava gli pioveva in bocca, lo soprannominammo “Bubba”.

Che voce che c’ha Bubba! Avrà fatto 100 bis nelle varie rappresentazioni della sua vita da attore di operette. L’altra sera l’ho visto riprovare il Mascara (successo dell’anno 2000 cantato in coppia con Nix). Eravamo in una decina dentro una stanza che sembrava una camera iperbarica a gas tanto era il caldo e il fetore. C’erano i musicisti, il responsabile delle musiche Amalio, l’autore del “Mascara” Buzzo e alcuni guardoni come me. Quando è partita la voce di Bubba si è rizzato il pelo sulle braccia a tutti. E qualcuno c’aveva anche “la gocciola”.

Che libidine! Aveva ragione l’ottimo Forrest Gump. I compagni di scena nell’operetta sono come una scatola di cioccolatini; non sai mai quello che ti tocca. A me è toccato il meglio.

Se volete venire a vederci, venerdì 25 e sabato 26 novembre per l’Operetta straordinaria “Una città di scienziati” ci siamo anche noi, insieme ad un’altra cinquantina di cioccolatini più o meno saporiti.

 

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