RicciaRally su Netflix

six underground

Netflix è riuscita dove secoli di storia hanno fallito: unire in dieci secondi Siena e Firenze.

Neanche Farinata degli Uberti poteva pensare che, un giorno, un regista che amava gli stanti più che i dialoghi, avrebbe appianato la secolare distanza tra le due città più belle del mondo. In barba all’Anas, che ci aveva regalato una Siena-Firenze bucherellata, con gli autovelox spenti perché le foto alle targhe vengono mosse, da quanto si balla. In barba al Train, che nella tratta medesima in pullman ci delizia con esalazioni ascellari e scossoni emorroidei. In barba alle Ferrovie dello Stato, che ci hanno convinto che, per un senese, è più facile andare a vedere la cupola di Michelangelo, di quella del Brunelleschi.

In barba a tutti quelli che il 4 di settembre vanno a commemorare Monteaperti, come se alla fine si fosse vinto noi. In barba a quelli che cantano “Violamerda”, che non ho ancora capito perché la Carignani non li abbia già denunciati.

So’ arrivati gli americani, con una macchina verde pisello: si so’ buttati giù per la Costa di Sant’Antonio, che il mi babbo è sceso di casa per vedere se si erano fatti male; hanno fatto un friso alla colonna del Ponte di Romana con un’Audi che a me mi ci vogliono dieci anni per compralla; hanno sgommato in Piazza del Campo che nemmeno la Millemiglia. E noi abbiamo pensato: “vedrai che quando lo vedono a Gnu Yorke questo filme, tocca mettere in affitto anche la casa del mi’ zio, da quanta gente verrà a trovarci!”. 

Invece niente: gli hanno fatto pensà che Siena sia una Piazza di Firenze. Si, vabbè, è vero che sul Comune ci hanno lasciato le palle de’ Medici, però che palle!!!!

Io i filme con gli inseguimenti non li guardo. Però nemmeno mi ci arrabbio più di tanto. Al giorno di oggi le polemiche durano quanto lo stianto di un petardo. Le sgommate lasciano il tempo che trovano. Basta che piova. E qui piove spesso, spesso negli ultimi tempi. E poi che gli americani la geografia non la conoscono, si sapeva. Quello che mi fa arrabbiare è che tutte le volte ci si spera, noi di Siena, che sia vero quello che si canta quando si dice che siamo centomila volte meglio di tutti. Ragazzi, non ci illudiamo, siamo belli ma chi ci guarda non lo sa mica chi siamo, quanto litighiamo, quanta passione ci mettiamo nel farci male da soli. Ragionateci, anche se alla fine è un po’ come mangiare dei ricciarelli fatti con le mandorle amare: voi vi lamentate che questo Blockbuster sia un’americanata, che non si possa raccontare che se esci a tutto fuoco da Provenzano, poi ti ritrovi in Piazza della Signoria. Ma non c’è niente di più falso, signore e signori. Avete visto quei turisti americani che vengono a vedere Piazza del Campo, il Duomo da fuori e il vostro museo di Contrada per pigliare il fazzoletto? Ecco, restano diciotto secondi, passano da Piazza, fanno una sgommata, Facciatone, du’stianti e poi vanno a Firenze. Proprio come nel film di Nefflics: un morsino al panforte e una bella scorpacciata di lampredotto. Perché di battaglie contro Firenze, noi s’è vinto solo a Monteaperti, cari belli.

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  1. […] Ps due: Six Underground, come prenderla a ridere, ma neppure troppo (leggi qui). […]

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