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Shit happens

Alcune cose che nessun genitore ha il coraggio di dire

Quando metti al mondo un figliolo, avviene nella tua famiglia la rivoluzione degli status: tu che eri un figlio diventi in un secondo genitore, i tuoi genitori si trasformano in nonni e quella che era la tua compagna (o compagno), diventa un tuo collega. E come succede con la maggior parte dei colleghi, iniziate a starvi profondamente sui coglioni. I rapporti coniugali (anche tra chi non ha mai commesso l’errore di sposarsi) diventano di una falsa formalità fantozziana del tipo: 

“Ingegnere, mi agevoli il passaggio della crema per il culo! Cortesemente!”

“Certo Dottoressa, ha recuperato il tappo del bibe che aveva inavvertitamente calciato sotto il fasciatoio?” 

“Logicamente Ragioniere, le avevo chiesto di sostituire il sacco dell’arrotolamerda, ma lei ha ignorato il mio avviso!”

“Sono costernato Signorina, le ricordo che domattina dobbiamo recarci presso l’ambulatorio del Dott. Menghele per effettuare la trecentesima iniezione contro la pellagra.”

“Il richiamo dello scorbuto lo abbiamo già fatto, Geometra?”

“Ne abbiamo fatti otto, Dottoressa. Piuttosto il soggetto ha già esternato le proprie deiezioni nel corso della giornata corrente?”

“La manifesto la mia preoccupazione, in quanto sono 38 minuti che il piccolo non produce sostanze mefitiche. Questo non è normale!”

“Non tema, ho già avvertito l’esercito! Se tra 18 minuti non accade nulla mi hanno promesso che intervengono loro!”

“La cosa non mi tranquillizza affatto. Le ricordo che lei non ha ancora contattato il WWF per far recuperare il geco che si è introdotto nel nostro soggiorno!”

“Mi sono fatto fare un preventivo dall’ISIS per far brillare la zona giorno e mi hanno risposto che d’estate sono in ferie. Le prometto che provvederò io stesso a cacciare il rettile con un archibugio.”

“Si ricordi che nel corso della settimana ventura dobbiamo passare dal latte in polvere numero 346 verde a quello 687 indaco:”
“Mi pareva che fosse il 894 magenta”

“Ne è convinto? Se ne assume la responsabilità lei? Può inviarmi una lettera dove dice che è sicuro che si tratti dell’894 magenta?”

“Le ho già spedito un mio orecchio per garanzia, Eccellenza!”

“Lei è molto gentile, Merdaccia, non vorrei risultare troppo petulante!”

“No, Signorina, si figuri. Senta, possiamo riparlare di quell’argomento ormai dimenticato della nostra sessualità?”
“Mi sta dicendo che ha intenzione di fare un secondo figlio?”

“Ehemmm….mi sono appena ricordato di essermi iscritto alla Coppa Kobram per stasera. Mi rifaccio vivo io, più tardi!”

chiavi di casa

La terribile Legge del Mazzo di Chiavi

Stamani ho perso le chiavi di casa che ho immediatamente ritrovato nella tasca di un giubbotto che non mi mettevo da una settimana. Eppure le avevo usate anche ieri.

Non credendo nei fantasmi ma essendo un profondo conoscitore delle Leggi di Murphy, mi sono appoggiato al postulato: “Se perdi un mazzo di chiavi, cercale nel posto dove non sei stato negli ultimi due giorni”. Infatti ha funzionato. W Murphy.

Quindi ho voluto mettere nero su bianco alcuni dogmi che riguardano il rapporto tra gli essere umani e le loro chiavi di casa.

  • Se cerchi le chiavi in una tasca, stai tranquillo che sono nella tasca opposta.
  • Se provi a fregare la legge precedente, cercando le chiavi nella tasca opposta a quella che avevi pensato, sono comunque in quella opposta.
  • Se hai in mano una borsa della spesa, le chiavi si trovano nella tasca corrispondente alla mano occupata.
  • Se hai in tasca due mazzi di chiavi, il primo che troverai sarà sempre quello che non ti serve.
  • Se hai due mani occupate e ne liberi una per cercare le chiavi in tasca, avrai di sicuro liberato la mano più lontana dalla tasca giusta.
  • Se hai le chiavi in una borsa, è molto probabile che non sia la borsa che hai preso per uscire.
  • Se mentre stai gestendo le cose che hai in mano, ti cadono le chiavi, è molto probabile che tu ti trovi esattamente sopra un tombino.
  • Di solito troverai la chiave per entrare in casa, appena dopo che la tua vescica si è svuotata nei tuoi calzoni.
  • Sedevi andare urgentemente in bagno e cerchi le chiavi, nei tuoi pantaloni raddoppieranno magicamente il numero delle tasche,
  • Di solito la chiave giusta si materializza tra le tue mani dopo almeno 6 imprecazioni.
  • Se stai cercando le chiavi in tasca aumentano le probabilità che squilli il tuo cellulare.
  • Se squilla il cellulare mentre stai cercando le chiavi, è altamente probabile che tu abbia almeno una mano occupata.
  • Se possiedi due mazzi di chiavi, quello che tocchi per primo in tasca è sempre l’altro.
  • Se esce una persona dal portone, lo farà probabilmente quando hai girato la chiave nella toppa, trascinandoti dentro con lui.

W Murphy, abbasso le tasche!

 

 

chewing gum

Mordersi la lingua: la tentazione di parlare di politica.

Come tutti i frequentatori di Facebook anche io ho la certezza di essere più intelligente, più esperto, più furbo di tutti gli altri commentatori. Ho fatto l’errore di mordermi fino ad oggi la lingua come se fosse un chewing gum, per non parlare di politica. Ma, siccome vedo che in molti ci consegnano interessanti spunti di riflessione, e soprattutto visto che sta prevalendo la buona creanza sullo scontro verbale fatto di denigrazione dell’avversario, senza che nessuno abbia, fortunatamente, sentito il bisogno di ricorrere ad ideologie divisive e a morti ammazzati su cui posare una bandierina del Risiko, posso affermare, senza timore di essere smentito, che ho già maturato innumerevoli convinzioni riguardo a questa mitica campagna elettorale. Una campagna elettorale che qualcuno descrive come pessima. Per me, al contrario, è esaltante!

Erano anni che non si vedevano confronti televisivi tra candidati premier che si sfidano in punta di fioretto su temi come la scuola pubblica, l’occupazione giovanile, l’ambiente, la ricerca scientifica citando dati, confutando tesi, insegnandoci qualcosa, proponendo strade alternative per costruire il futuro e chiarendoci le idee su chi preferire al momento di fare il segno della croce. Perché, e anche stavolta sarà così, nessuno vorrebbe essere governato da qualcuno che non stima affatto.

Ho già individuato almeno tre alternative, tutte convincenti, per garantire a mio figlio un futuro fatto di certezze. E’ bello vedere che un Paese come il nostro, stimato all’estero e da sempre guidato da leader rispettati per la loro autorevolezza, possa produrre così tante idee su temi come innovazione, energie rinnovabili, cultura, sociale, lavoro. Un Paese che se ne sbatte se la Nazionale non va ai Mondiali perché se vuoi passare una serata di giugno, c’è sempre un museo aperto dopo cena. Un Paese dove chi va in televisione a parlare di arte lo fa sottovoce perché un’opinione diversa dalla propria è comunque una ricchezza. E così chi parla di economia, di politica, di storia, di sport.

E grazie al cielo anche stavolta stiamo rispettando la nostra buona prassi, per cui l’Europa ci prende come modello e che tutti gli altri Paesi ci invidiano, di scegliere noi chi ci rappresenta in Parlamento. Avremo la maturità di mandare in Parlamento persone che si tengono tutto lo stipendio che siamo felici di dargli, perché meritato. Perché chi ha la responsabilità di governare e lo fa bene, è giusto che venga pagato bene.

Anche stavolta avremo un governo che durerà cinque anni, dove alla sanità c’è un luminare e ai trasporti un capostazione, e dove la politica serve ad aggiustare la coperta quando diventa troppo corta, mica a togliertela del tutto in pieno inverno, solo perché se cambia il vento, chi ha portato il pallone lo porta via con sé e addio partita.

Per la prima volta, dopo tanti anni ci sarà un ricambio generazionale che non sarà solo di facciata. I vecchi arnesi si faranno da parte e andranno a godersi il meritato riposo dopo tanti anni di buoni servigi nell’interesse di tutti. E la nuova classe dirigente cercherà con loro un dialogo per conservare il buono di quanto fatto nel passato senza dover ricominciare tutto da capo.

Il bello di questa campagna elettorale, che mi riempie il cuore di gioia, è che è impostata sulla verità, sul dirsi in faccia le cose come stanno. In questo i social stanno dando una bella mano. fornendoci ogni giorno notizie validate e provenienti da fonti autorevoli. E’ stato bello, infatti, vedere che in Italia il giornalismo non ha bisogno di vestirsi da pupazzo o da Iena per andare a scoperchiare qualche fogna.

Il 4 marzo sarà un grande giorno. Sarà una finestra sul futuro che avrà l’odore della primavera. Un odore di buono, che ci rammenta la storia del nostro Paese, fatta di battaglie vinte grazie alla trasparenza e senza scendere mai a compromessi con gente di malaffare che suona il piano (neanche tanto piano), a quattro mani con chi ci comanda.

Il 4 marzo potrò smettere di mordermi la lingua.

W l’Italia. W i chewing gum.

 

scared little girl in her bed

I sei gradi della Paura

Se gli Ammerigheni vi hanno convinto che a fine ottobre la zucca è meglio del Pan co’ Santi, ecco una piccola infografica per aiutavi ad usare in maniera appropriata il termine “paura”. Perché le emozioni hanno tante sfumature e, se proprio volete avere paura, cercate di farlo con la terminologia corretta.

i sei gradi della paura

Infografica: i sei gradi della paura

Detto questo, qui sotto proverò a fare degli esempi per chiarire meglio quello che l’infografica potrebbe non avere descritto bene:

5 esempi di TIMORE:

  1. “Ho il timore che quella cosa che ho appena mangiato non sia Nutella”
  2. “Ho il timore che per i prossimi due mesi non perderò un etto.”
  3. “Temo che Babbo Natale non esista, diciamo”
  4. “Temo che se vado al Vinitaly mi ubriacherò selvaggiamente”
  5. “Temo che anche quest’anno non comprerò mai la Gazzetta dello Sport”

5 esempi di ANSIA:

  1. “Tra due mesi devo fare le analisi del sangue. Che ansia!”
  2. “Il fatto che su quella lettera ci sia scritto Equitalia mi genera un pochina di ansia…”
  3. “Domani c’è lo sciopero dei taxi, sono in ansia”
  4. “E’ già un mese che non so come sta Jon Snow, sono in ansia per lui”
  5. “Il mio amico Leonardo Di Caprio si è lasciato con la fidanzata, ma tanto in ansia per lui non ci sto”

5 esempi di SPAVENTO:

  1. “Ahhhh, è finito il prosecco!”
  2. “Oddio, non sei una donna?” “No, tesoro!”
  3. “Cos’era quel flash?” “L’autovelox!”
  4. “Mammaaaa! Cos’è quella cosa nel piatto?” “Lasagne, amore!”
  5. “Ahhhhh, che paura!” “Vabbè, ritorna quando ho finito di truccarmi!”

5 esempi di PANICO:

  1. “Perché quel signore con la barba e il turbante ha appena sgozzato la hostess???!!!!!”
  2. “Dottore, perché sta piangendo con le mie analisi in mano?”
  3. “Qualcuno tiri subito fuori un caricabatterie dell’iphone, vi prego!!!!”
  4. “Come si fa ad uscire da questo cazzo di Sebach!!! Aiutooo!!!!”
  5. “Cosa intende con “Le hanno clonato la carta di credito?!””

5 esempi di TERRORE:

  1. “Non c’è il wifi in questo albergo? Ma sta scherzando?”
  2. “Dottore sia più chiaro, cosa significa “sono tre gemelli”?”
  3. “Ma davvero siamo ad una degustazione di tofu?”
  4. “Dove mi avete trasferito? A Vibo Valenzia????”
  5. “Negli alpini? Ma io lo avevo scritto per scherzo!!!”

5 esempi di ORRORE:

  1. “Ha vinto Trump? Noooo!”
  2. “Da quando hanno aperto il ristorante cinese non trovo più il gatto.”
  3. “Ma davvero dopo la palestra non fai la doccia?” “Se è per questo neanche quando torno a casa!”
  4. “Rivestiti, ti prego!”
  5. “Vabbene l’ascensore bloccato da stamani, ma almeno non scorreggiate, cazzo!”

 

 

sparring partner

Lo sparring Partner

Il pugilato, lo sappiamo, è  una grande fonte di ispirazione per chi non ci vede solamente cazzotti e occhi pesti. Il pugilato è uno degli sport più vicini alla filosofia. Senza il peso di dover leggere Platone. Forse è per questo che noi ragazzi cresciuti negli anni ’80 avevamo tutti in camera il poster di Rocky Balboa e nel diario le foto di Mohammed Alì.

Nella mia nuova veste di Neobabbo, (che, come ho avuto modo di spiegare stamattina a un mio amico, non è un ruolo ma uno status), mi tocca fare lo sparring partner.

Nel pugilato lo sparring partner è quello che ha l’ingrato compito di mettersi di fronte al campione che si sta allenando e buscarne come un noce.
In questo caso mi capita di fare lo sparring partner di Ivan Drago che, siccome deve allattare, è particolarmente propenso a minacciare di “spiezzarmi in due”.

Lo sparring partner deve incassare, può provare a schivare qualche colpo ma non può permettersi di dire ad Apollo Creed che ti trovi davanti con il volto nero e incazzato: “Apollino, ora mi hai veramente rotto i coglioni! Da ora si fa a dassele!”.

No, non sta bene.
Lo sparring partner deve fare il suo. Cioè buscarne e zitto.
E sia chiaro; non c’è la cintura del titolo degli sparring partner. Quella te la scordi.

Se ti va bene ti fanno fare il prossimo allenamento, senza accappatoio col nome o pantaloncini con la bandiera americana. La gloria te la scordi. Sei lì perché il Campione si deve fare le ossa. E dopo l’incontro, zitto e a letto.

Il problema è solo uno. Nel letto con te ci ritrovi Ivan Drago e Apollo Creed messi insieme  che ti guardano ad ogni poppata con gli occhi della tigre.

Ora scusate, devo tornare a casa perché c’è l’allenamento.

“Non fa male! Non fa male!”

politica senese

La politica del “livellamento in basso”

La Politica è caduta in basso. Non ci sono più i “tromboni” di una volta (che a Siena non sono “quelli che se la credono”, ma quelli che si spera ci tocchino in sorte) e la superiorità, se c’è, è tutto tranne che manifesta.

Sono anni che ci dobbiamo accontentare di un livellamento in basso dei nostri politici, dal livello nazionale a quello locale. Sono anni che non “si salta” dopo un’elezione. Ci tocca fare il Palio con quello che ti danno. Si torna sempre a casa col capo basso, sperando che ti tocchi il meno peggio. Perché quando c’è un livellamento in basso, i troiai sono troiai veri. C’è quello che non vuole saperne di stare al canape e ti posta l’hashtag razzista su Facebook, quello che non vuole entrare se è di rincorsa e ti cambia idea al momento della votazione decisiva, quello che dopo due giri primo si dimette, quello che va a dritto a tutte le curve, quello che fa emorragia di voti, quello che sembra che tu ci possa fare una bella paliata ma poi, nella stalla, inizia a dimagrire e non ci ricavi più niente.

In Politica il livello basso non paga quasi mai. Perché, proprio come accade nel Palio, che per fare le metafore pare fatto apposta, alla fine “quello che vince” c’è sempre. L’unica differenza è che in un caso ti metti il ciuccio e ti diverti, nell’altro la poltrona la danno a lui. E poi te lo ciucci.

jon snow

Il giorno in cui finirà Il Trono di Spade

 

Il giorno in cui finirà “Il Trono di Spade” sarà più o meno come il giorno in cui ti dicono che devi proprio smettere di farti le pere. “Hai capito?! Devi smet-te-re!”
Inizialmente ci sentiremo liberati; sono otto anni che siamo entrati nel tunnel, ma già dal giorno dopo, come tossici in cerca di una dose, andremo a rivederci la prima puntata della prima stagione. Lo faremo con gli occhi pieni di pianto, perché, di certo, nell’ultimissima puntata qualcuno a cui ci siamo affezionati morirà di sicuro. Perché gli autori de “Il trono di spade” non hanno fatto lo stage alla Disney: il lieto fine scordatevelo. I bambini o vengono accoppati o gambizzati, nel migliore dei casi restano orfani e gli tocca iniziare a tagliare gole; le fanciulle se sono buone e belle vengono avvelenate, stuprate o fatte saltare per aria (e non sempre in questo ordine); gli eroi decapitati o mutilati; i ritardati schiacciati davanti a una porta, i nani traditi.
Ciò di cui non possiamo fare a meno in questa serie è il verismo della crudeltà che, infilato tra draghi e giganti, ci fa sentire meno sadici.
Come succede quando sei obbligato a recarti al SERT, ti daranno un po’ di merchandising per farti passare l’astinenza e allora sceglierai la maglietta con il lupo o con il totano dei Greyjoy, per fare lo sfigato con le palle (che poi i Greyjoy, diciamocelo, non è che brillino per questo). Oppure ti troverai su Amazon a cercare con la bava alla bocca la action figure di Hodor o di Brienne di Tarth. Io sceglierò quella del grasso ubriacone Robert Baratheon, ma non vi dirò mai il perché.
Quando finirà il Trono di Spade pregheremo i vecchi e i nuovi Dei che almeno ci mandino in onda uno spin off su Valirya o su i Guardiani della Notte. Andremo su youtube a cercare informazioni sulla fine che hanno fatto quei pochi che si sono salvati dal fuoco dei draghi o dall’altofuoco.
E sarà così fino a che qualche nostro amico pusher non ci spingerà verso una nuova serie per la quale rischieremo di nuovo l’overdose.
Perché si può anche vivere senza droghe, si può smettere con fatica di bere e di fumare e anche del sesso se ne può fare, con l’esperienza, a meno. Ma, fino a che siamo vivi, qualche dipendenza bisognerà pur averla.
Man suffers from diarrhea holds toilet paper roll

Diosmectal non è una bestemmia

Quando mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande rispondevo: voglio essere Adamo. No, non per girare nudo come un baco per il Paradiso, né per lavorare con sudore per aver mangiato una mela: la quale toglie sì, il medico di torno ma ti mette anche nei casini se ti avevano detto di non prenderla.

Volevo essere Adamo perché era quello che per primo dette i nomi alle cose. Vuoi mettere quante fatture da copywriter avrei potuto staccare. Avrei fatto di meglio di quello che chiamò la candela “moccolo” o di quello che vedendo un fiore giallo lo nomò “pisciacane”.

Sicuramente non avrei potuto fare meglio del copy che ha dato il nome a quella medicina che ho preso oggi in farmacia: il Diosmectal.

Vuoi per il caldo di Caronte, vuoi perché questo Palio mi è rimasto indigesto, fattostà che è dal 3 di luglio che passo le notti in bianco. Ora, bianco è una parola grossa. Diciamo marroncino. Ecco, rende di più l’idea.

Stamani sono uscito di casa come se mi avesse svegliato George Romero e mi sono trascinato a lavoro dopo aver seguito tre giorni di consigli naturali e “omeopatici”.

“Prendi un teino caldo col limone”. Certo! L’ho fatto. Con la conseguenza che mentre ero al bagno sudavo anche.

“Prendi un paio di banane”. Sì ma l’unico modo perché abbiano effetto è che mi ci metta a sedere sopra.

“Fatti una pasta in bianco!”. Tortellini con la panna è in bianco, vero?

Insomma, niente. Nulla da fare. L’unica sensazione era quella di avere Barry White nel duodeno. Gonfio e gorgogliante con tonalità che sfiorano il rutto.

Così mi sono deciso e sono entrato in farmacia. La farmacista, alla quale ho raccontato per filo e per segno tutto senza vergogna (questo blog mi ha azzerato i freni inibitori), mi ha detto: “Ci penso io!”

E’ tornata con una scatola contenente delle bustine dicendomi: “Una subito e una prima di andare a letto!”.

Io ho preso quella “subito”.

E’ praticamente un etto di calcina che devi ingoiare mescolata con l’acqua. Il problema è che non si scioglie e resta in fondo al bicchiere. Così la devi prendere a cucchiaiate.

E’ MIRACOLOSO!!!

Credo l’abbia inventato quello che tirò su il Muro di Berlino in una notte. Si forma un parapetto matton per ritto tra i colon e l’intestino tenue. Senti questa muraglia cinese in cui la flora batterica, ormai separata per sempre, cerca di mandarsi messaggi in bottiglia. Sei murato vivo! Se lo scopre Trump, addio Messico.

Ma sei felice.

E’ così che deve essersi sentito il copy che gli ha dato il nome: “Diosmectal”. Basta una bustina e smetti di fare tutto. Soprattutto di bestemmiare.

La domanda che mi pongo adesso è: quella prima di andare a letto, a che serve?

shining

“Siamo tutti di Siena”

“Siamo tutti di Siena” è un tormentone che ti accompagna per tutta la vita, se ti capita di nascere in quella piccola città che in tanti, da tutto il mondo, desiderano visitare. Fosse anche solo per il tempo di un cono medio.

“Siamo tutti di Siena!” mi diceva il mio nonno quando mi portava per mano dentro Piazza a guardare le batterie la mattina della Tratta. Per cui ognuno ha la sua bandiera e i suoi colori ma, quando c’è da stare uniti, i colori sono solo il bianco e il nero. Perché siamo tutti di Siena.

“Dai, siamo tutti di Siena” me lo disse anche quel bordello di un’altra Contrada che avevo trovato per caso in vacanza e che a Siena appena mi salutava, quando gli prestai una fiche al Casinò di Saint Vincent.

“Grandi! Siamo tutti di Siena, perdio!”, ho pensato dal mio comodo divano quando alcuni miei amici sono andati a cucinare d’inverno per i terremotati.

“Cheddì, lo saprò? Siamo tutti di Siena” ci disse l’infermiera del pronto soccorso alla quarta flebo del mio migliore amico in coma etilico.

“Votami, siamo tutti di Siena!” mi disse quel candidato consigliere comunale che mi pregava di cercagli una ventina di voti.

“Votami, siamo tutti di Siena!” mi confermò anche l’altro consigliere comunale che stava dalla parte opposta.

“Siamo tutti di Siena…” provava a dire il venditore di rose del Bangladesh quando capiva che avevi già bevuto un po’ e ti metteva una rosa gialla in mano sapendo che non l’avresti fatta cadere per terra.

“Siamo tutti di Siena” gridano dei novelli Barbicone, pronti a defenestrare i potenti che hanno votato democraticamente. Con la stessa coerenza dello schizofrenico protagonista di Shining.

“Siamo tutti di Siena” leggo oggi su Facebook da gente che si scanna su qualsiasi argomento come se ci fossero ancora Provenzan Salvani e Farinata degli Uberti. Perché è vero, siamo tutti di Siena, però…ho ragione io!

Lo penso anch’io che siamo tutti di Siena. E come tutti quelli di Siena, ognuno di noi ha un grosso difetto: credere di essere di Siena più di tutti gli altri; di essere in cima al “sienometro”. Anche se poi dichiara che, ci mancherebbe, “siamo tutti di Siena”.

 

L’immagine di testata è un fotogramma della web serie di AOL “Making a scene” con James Franco nella sua citazione di Shining di Stanley Kubrick.

Startup concept flat illustration of business people working as team to launch the business. Young men have an idea, programmer works hard, managers and others promote the project using laptops

10 idee per 10 nuovissime start-up

Oggi è una bella giornata e voglio regalare 10 idee ad altrettanti volenterosi startupper:

1) “RUNtolo” (app stile Fitbit per corridori tabagisti e/o sovrappeso)
2) “Meglio soli che scompagnati” (e-commerce che vende i calzini uno ad uno. Così non si perdono. E se si perdono, pazienza. Ideale per persone con una gamba sola.)
3) “LIPOcrita” (pagina facebook tipo “Tasty” con video di cibi grassissimi dove si dice che mangiarne a volontà fa bene.)
4) “Breaking Bed” (Letto fragile per coppie poco focose che vogliono fare bella figura con i vicini di casa)
5) “The walking Dad” (tour del Cammino di Santiago di Compostela per padri che hanno figli che sembrano dei morti che camminano)
6) “Da Nico & Tina” (Ristorante che se ne frega della Legge Sirchia)
7) “SI e NO” (concessionario di auto usate che vende solo veicoli immatricolati a Siena e Novara)
8) “C’è post per te” (servizi di scrittura automatica di post per blogger che hanno poco da dire)
9) “La breve storia di Preservati Ivo” (Storytelling su un tale che prediligeva il sesso sicuro.)
10) “The House of Karl” (sit com stile Casa Vianello con protagonisti Marx e la moglie che alla fine dice sempre “Che barba, che noia”)

E che non si dica che in Italia mancano le idee!