Mordersi la lingua: la tentazione di parlare di politica.

chewing gum

Come tutti i frequentatori di Facebook anche io ho la certezza di essere più intelligente, più esperto, più furbo di tutti gli altri commentatori. Ho fatto l’errore di mordermi fino ad oggi la lingua come se fosse un chewing gum, per non parlare di politica. Ma, siccome vedo che in molti ci consegnano interessanti spunti di riflessione, e soprattutto visto che sta prevalendo la buona creanza sullo scontro verbale fatto di denigrazione dell’avversario, senza che nessuno abbia, fortunatamente, sentito il bisogno di ricorrere ad ideologie divisive e a morti ammazzati su cui posare una bandierina del Risiko, posso affermare, senza timore di essere smentito, che ho già maturato innumerevoli convinzioni riguardo a questa mitica campagna elettorale. Una campagna elettorale che qualcuno descrive come pessima. Per me, al contrario, è esaltante!

Erano anni che non si vedevano confronti televisivi tra candidati premier che si sfidano in punta di fioretto su temi come la scuola pubblica, l’occupazione giovanile, l’ambiente, la ricerca scientifica citando dati, confutando tesi, insegnandoci qualcosa, proponendo strade alternative per costruire il futuro e chiarendoci le idee su chi preferire al momento di fare il segno della croce. Perché, e anche stavolta sarà così, nessuno vorrebbe essere governato da qualcuno che non stima affatto.

Ho già individuato almeno tre alternative, tutte convincenti, per garantire a mio figlio un futuro fatto di certezze. E’ bello vedere che un Paese come il nostro, stimato all’estero e da sempre guidato da leader rispettati per la loro autorevolezza, possa produrre così tante idee su temi come innovazione, energie rinnovabili, cultura, sociale, lavoro. Un Paese che se ne sbatte se la Nazionale non va ai Mondiali perché se vuoi passare una serata di giugno, c’è sempre un museo aperto dopo cena. Un Paese dove chi va in televisione a parlare di arte lo fa sottovoce perché un’opinione diversa dalla propria è comunque una ricchezza. E così chi parla di economia, di politica, di storia, di sport.

E grazie al cielo anche stavolta stiamo rispettando la nostra buona prassi, per cui l’Europa ci prende come modello e che tutti gli altri Paesi ci invidiano, di scegliere noi chi ci rappresenta in Parlamento. Avremo la maturità di mandare in Parlamento persone che si tengono tutto lo stipendio che siamo felici di dargli, perché meritato. Perché chi ha la responsabilità di governare e lo fa bene, è giusto che venga pagato bene.

Anche stavolta avremo un governo che durerà cinque anni, dove alla sanità c’è un luminare e ai trasporti un capostazione, e dove la politica serve ad aggiustare la coperta quando diventa troppo corta, mica a togliertela del tutto in pieno inverno, solo perché se cambia il vento, chi ha portato il pallone lo porta via con sé e addio partita.

Per la prima volta, dopo tanti anni ci sarà un ricambio generazionale che non sarà solo di facciata. I vecchi arnesi si faranno da parte e andranno a godersi il meritato riposo dopo tanti anni di buoni servigi nell’interesse di tutti. E la nuova classe dirigente cercherà con loro un dialogo per conservare il buono di quanto fatto nel passato senza dover ricominciare tutto da capo.

Il bello di questa campagna elettorale, che mi riempie il cuore di gioia, è che è impostata sulla verità, sul dirsi in faccia le cose come stanno. In questo i social stanno dando una bella mano. fornendoci ogni giorno notizie validate e provenienti da fonti autorevoli. E’ stato bello, infatti, vedere che in Italia il giornalismo non ha bisogno di vestirsi da pupazzo o da Iena per andare a scoperchiare qualche fogna.

Il 4 marzo sarà un grande giorno. Sarà una finestra sul futuro che avrà l’odore della primavera. Un odore di buono, che ci rammenta la storia del nostro Paese, fatta di battaglie vinte grazie alla trasparenza e senza scendere mai a compromessi con gente di malaffare che suona il piano (neanche tanto piano), a quattro mani con chi ci comanda.

Il 4 marzo potrò smettere di mordermi la lingua.

W l’Italia. W i chewing gum.

 

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