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Man suffers from diarrhea holds toilet paper roll

Diosmectal non è una bestemmia

Quando mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande rispondevo: voglio essere Adamo. No, non per girare nudo come un baco per il Paradiso, né per lavorare con sudore per aver mangiato una mela: la quale toglie sì, il medico di torno ma ti mette anche nei casini se ti avevano detto di non prenderla.

Volevo essere Adamo perché era quello che per primo dette i nomi alle cose. Vuoi mettere quante fatture da copywriter avrei potuto staccare. Avrei fatto di meglio di quello che chiamò la candela “moccolo” o di quello che vedendo un fiore giallo lo nomò “pisciacane”.

Sicuramente non avrei potuto fare meglio del copy che ha dato il nome a quella medicina che ho preso oggi in farmacia: il Diosmectal.

Vuoi per il caldo di Caronte, vuoi perché questo Palio mi è rimasto indigesto, fattostà che è dal 3 di luglio che passo le notti in bianco. Ora, bianco è una parola grossa. Diciamo marroncino. Ecco, rende di più l’idea.

Stamani sono uscito di casa come se mi avesse svegliato George Romero e mi sono trascinato a lavoro dopo aver seguito tre giorni di consigli naturali e “omeopatici”.

“Prendi un teino caldo col limone”. Certo! L’ho fatto. Con la conseguenza che mentre ero al bagno sudavo anche.

“Prendi un paio di banane”. Sì ma l’unico modo perché abbiano effetto è che mi ci metta a sedere sopra.

“Fatti una pasta in bianco!”. Tortellini con la panna è in bianco, vero?

Insomma, niente. Nulla da fare. L’unica sensazione era quella di avere Barry White nel duodeno. Gonfio e gorgogliante con tonalità che sfiorano il rutto.

Così mi sono deciso e sono entrato in farmacia. La farmacista, alla quale ho raccontato per filo e per segno tutto senza vergogna (questo blog mi ha azzerato i freni inibitori), mi ha detto: “Ci penso io!”

E’ tornata con una scatola contenente delle bustine dicendomi: “Una subito e una prima di andare a letto!”.

Io ho preso quella “subito”.

E’ praticamente un etto di calcina che devi ingoiare mescolata con l’acqua. Il problema è che non si scioglie e resta in fondo al bicchiere. Così la devi prendere a cucchiaiate.

E’ MIRACOLOSO!!!

Credo l’abbia inventato quello che tirò su il Muro di Berlino in una notte. Si forma un parapetto matton per ritto tra i colon e l’intestino tenue. Senti questa muraglia cinese in cui la flora batterica, ormai separata per sempre, cerca di mandarsi messaggi in bottiglia. Sei murato vivo! Se lo scopre Trump, addio Messico.

Ma sei felice.

E’ così che deve essersi sentito il copy che gli ha dato il nome: “Diosmectal”. Basta una bustina e smetti di fare tutto. Soprattutto di bestemmiare.

La domanda che mi pongo adesso è: quella prima di andare a letto, a che serve?

happy family child baby girl in arms of his father

“Think dirty”: la regola dei malpensanti

Sono giorni grigi là fuori, giornate in cui i malpensanti si fregano le mani, salvo poi fregarsi con le proprie mani. Mi è venuta in mente una campagna che credo sia molto appropriata a questo momento in cui molti dovrebbero tornare all’asilo. E ripartire da lì.

Alcuni anni fa Hustler, la rivista erotica fondata da Larry Flynt per fare concorrenza al più noto magazine Playboy con immagini e articoli ancora più espliciti, lanciò una campagna geniale che mi fece molto riflettere e che fece il giro del mondo della comunicazione pubblicitaria.

Una multisoggetto, praticamente priva di qualsiasi intervento di grafica, con foto (nemmeno tanto belle) che raffiguravano normalissime situazioni di vita che, se guardate con l’occhio malizioso di chi conosceva il brand Hustler, potevano essere lette come situazioni ad alto contenuto erotico, o addirittura perverso. Il piccolo quadratino giallo in un angolo, che conteneva il titolo della campagna, diceva: “Hustler. Vedi il nome e pensi sporco.”

Geniale! Effettivamente anche io, guardando il pastore che trascinava la capretta o la ragazza che apriva la porta al ragazzo delle pizze, mi ero fatto in testa un film che avrei potuto pubblicare su Youporn. Provate però a stampare quelle foto e fatele vedere a un bambino, o a vostra nonna che, magari non sa che grazie ad Hustler gli oculisti di tutto il mondo hanno fatto i miliardi. Vedrete che vi diranno che si tratta semplicemente di una ragazza che sta ricevendo la pizza che aveva ordinato o di un pastore che fa il suo mestiere. Perché spesso la perversione risiede nel nostro modo di guardare le cose. E spesso, chi critica qualcosa bollandolo come “deviato” o “perverso”, è proprio lui l’albergo della devianza e della perversione.

“Pensare sporco” genera pensieri spazzatura. Teniamolo bene a mente nella vita di ogni giorno. Specialmente quando si parla di bambini, che sono quanto di più lontano ci possa essere dalla malizia e dalla morbosità.

Amen.

Ps. Ecco qui sotto i vari soggetti della campagna di Hustler

 

hustler

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L’immagine della testata è stata acquistata dall’archivio Getty Images.

lupin

Quando rubai due tergicristalli (e poi li riportai)

Lo confesso: anche io ho un passato da malvivente. Appena ottenuta la patente presi una mitica Panda 30 del 1981 che esalò il suo ultimo rantolo durante un pranzo di classe (non perché fossero presenti persone di un certo rango ma perché era un gruppetto di brufolosi compagni di scuola, tutti rigorosamente maschi) a Brolio.

Il concessionario, evidentemente pentito di avermi rifilato un rottame, mi propose allora una vecchissima Polo che nello scambio mi sembrò una Tesla.

Comprai, con i miei pochi risparmi, anche un’autoradio che mi fu rubata fuori dal Papillon dopo pochi giorni. Nelle settimane successive sparirono anche l’antenna (oramai inutile) e due copricerchioni. Evidentemente all’epoca Siena era già un territorio malfamato. Si sta parlando della prima metà degli anni ’90 quando Max Pezzali la faceva da padrone. Praticamente tutto come adesso, compresi i Democristiani al governo.

Un diciannovenne senza autoradio è come un diciannovenne senza la macchina ma, ahimé, i risparmi erano finiti e ancora non c’era l’ipod da attaccare alle casse dell’auto. Mi adattai ad alcuni mesi di walkman in macchina con le cuffie fino a che per questo non presi una multa che vidi bene di tenere nascosta ai miei a cui non avevo raccontato del furto dell’autoradio.

Quando arrivai a prendere la mia Polo e mi accorsi che i tergicristalli davanti erano spariti, non ci vidi più: tornai a casa, piansi per lo sconforto, presi il mio unico passamontagna giallo (regalo di una befana nell’Aquila di circa 10 anni prima) e mi trasformai in Lupin III. Cercai una Polo parcheggiata nella zona di San Prospero dotata di tergicristalli e, provocandomi alcune ferite alle mani, scappai con la refurtiva. Nel buio della Fontana, a due passi dal Campino dove avevo giocato per ben 37 secondi una memorabile partita della Nirvano Fossi (ma questa è un’altra storia), recuperai un po’ di fiato e di lucidità. Mi vidi passare davanti tutta la vita. Ed era una vita da carcerato. Mi pentii come Giuda e, non avendo una corda con la quale appendermi, decisi di riportare i due tergicristalli alla Polo a cui li avevo rubati. Sarebbe stato singolare essere arrestati nel momento in cui restituivo il mal tolto. Mi rimisi il passamontagna (se ci fosse una videocamera che mi ha ripreso gradirei avere la registrazione) e furtivamente passai due minuti cercando di rimettere il tergicristallo come l’avevo trovato. Fui illuminato da due fari: “Oh, no! Mi hanno beccato!”. Era un vecchietto che mi strizzò l’occhio pensando che quella Polo fosse la mia. Terrorizzato dagli anni di galera a cui andavo incontro, lasciai i tergicristalli appoggiati al parabrezza e fuggii nella notte.

Il giorno dopo pioveva. Da allora penso al momento in cui il proprietario dell’auto arriva con il suo ombrello a riprendere la macchina, accende il quadro e i due tergicristalli volano via come lacrime nella pioggia. Sai che bestemmie.

Non l’avevo mai raccontato a nessuno. Ora mi sento sollevato.

Il correttore di buzze

E’ inutile nascondersi dietro ad un dito (anche perché non saprei come entrarci): sono ingrassato. Ne ho avuto la prova ieri quando ho parcheggiato la macchina accanto a un suv e per uscire ho dovuto chiamare un’ostetrica.
Il fatto è che ingrassare è parecchio più divertente che dimagrire. E questo è un dato di fatto. Il vero problema è che la maggior parte delle cose divertenti sono più facili se non sei un lottatore di sumo. A meno che tu non voglia fare il lottatore di sumo. In quel caso il sumo è una della cose divertenti da fare nella vita.
Purtroppo il mondo non è esattamente pensato per chi ha problemi di eccesso adiposo che, soltanto a dirlo, sembra qualcosa di schifoso.
Ci vorrebbe qualcuno che ti corregge come avviene quando stai per pubblicare un libro: un “correttore di buzze” che ti evidenzi su un pdf le cose che non vanno e te, con un semplice “seleziona e cancella” potresti risolvere i tuoi problemi di fiatone, ansia, stress, depressione, fame atavica, ipersudorazione, apnee notturne, calo della libido e impossibilità di legarsi le scarpe senza riprendere fiato tra l’una e l’altra.
Purtroppo il correttore di buzze non esiste. Dopo una bella discesa c’è sempre una brutta salita. Tocca rimettersi a dieta. Comincio lunedì. Forse.

tony manero

La febbre del sabato mattina

Vabbè, è ufficiale: sono vecchio.

C’ho provato a resistere, ho iniziato anche un altro album di figurine. Però non ho trovato nessun coetaneo che avesse i doppioni e l’ho lasciato a mezzo. Non c’è niente da fare, questi 40 anni si sentono. E più ti ostini a negarli e più si sentono. E specialmente nel fine settimana, capita di andare a dormire sentendosi John Travolta e svegliarsi come John Sconvolto.

Ho preso un Moment che mi si rinfaccia con un lieve bruciore allo stomaco, allora prendo un Maloox che mi rende la bocca amara e mangio un cucchiaio di miele che mi manda immediatamente al bagno. Non sono 40 anni, è una reazione a catena. Eppure avevo giurato che quando avrei avuto 40 anni non avrei fatto come tutti quei vecchi quarantenni che conosco. Quelli che il sabato stanno a casa e invitano altri quarantenni a giocare a Pictionary. Io non ci voglio giocare a Pictionary. Giocateci voi a Pictionary.

Ora lo sai che faccio? Vado su Ticketone è compro il primo concerto di Freddie Mercury che trovo. Ma perché Freddie Mercury non fa più concerti dal vivo, perdio! Mi fa male la testa. Ora mi sdraio e mi misuro la febbre. 37,9. Ah, ecco, non sono i quarant’anni, è la febbre. Grazie al cielo, pensavo di essere invecchiato. Mi alzo e mi faccio un brodo di dado. Poi lo butto via perché mi vergogno a mangiare il brodo di dado. In casa non ho niente ma ho la febbre gravissima e non posso uscire. Digiunerò. Impossibile. Devo farmi un teino. Quando sei malato il the diventa il “teino”, non ho mai capito perché. Giuro che il primo che mi invita a cena di venerdì e mi fa fare le tre e mezzo, lo denuncio. Non ce la faccio più, ho 40 anni suonati, cazzo! Lo dice anche la carta d’identità. Quasi quasi faccio finta di perderla.

Suona il telefono: “Sì? Come? Quando? Venerdì prossimo? Quanti siamo? Va bene!”
In fondo il Tony Manero che è in me non è ancora morto. Però c’ha la febbre.

botero

15 scuse e falsi luoghi comuni sull’essere grassi

Convivo con un grasso da 41 anni e da lui ho capito che chi è molto sovrappeso tende a nascondersi (che tanto poi sei grasso e ti si sgama), dietro a scuse e falsità. Non ce ne vogliate, non è colpa nostra, siamo così di costituzione.

I grassi sono più simpatici – vero in parte. Enrico VIII ha fatto fuori tre mogli e anche Barbablù non era proprio un’acciuga.

Grasso è bello – Provate a fare un anno da Mac Donald’s e poi andate a chiederla a Belen, vediamo che cosa vi risponde.

Quel che non ammazza ingrassa – falso! A volte ingrassa anche ciò che ammazza, avete presente la Nutella, la Coca Cola e la cugina di Avetrana?

Non è tutto grasso che cola – falso. Pensate ad un pomeriggio d’estate, a pieno sole e voi che con i vostri 100 e passa chili, risalite come un salmone una bella stradina in salita, magari con una borsa della spesa in una mano e il guinzaglio del vostro labrador nell’altra. Poi ne riparliamo.

Ho le ossa grosse – Magari avete ragione, però non credo di aver mai visto in nessun museo scientifico scheletri con costole che pesavano tre chili l’una. Quella delle ossa, diciamocelo, è una scusa.

Sono così di costituzione – Vabbè, ne riparliamo dopo il referendum.

Per dimagrire bisogna bere tanto – Falsissimo. Ne ho le prove! Io bevo tantissimo!

Sono grasso perché ho appena smesso di fumare – Il problema è che questa è una scusa che accampa anche chi ha buttato via l’ultima sigaretta anche dieci anni fa. Non regge.

In famiglia siamo tutti grassi – Falso (a meno che tu non ti chiami Grassi di cognome). Ho visto bambini obesi con genitori che facevano la maratona di New York e ragazze magrissime figlie di madri che sembravano balenottere azzurre. Pensate alla famiglia Addams: Gomez e Morticia hanno due figli ma solo uno è ciccione. Ed è quello che mangia.

Eppure non mangio mica tanto – falsità clamorosa. Ti ho visto fare colazione con due bomboloni e mezzo litro di cioccolata calda, su…

Sono grasso perché sto attraversando un periodo di merda – scusa. Tutti i poveri disgraziati usciti dai campi di concentramento non è che avessero avuto un bel periodo…

Porco grasso non è mai contento (proverbio veneto) – non è vero. Portatelo a cena e gli vedrete brillare gli occhi.

Non si diventa grassi da Natale a Capodanno ma da Capodanno a Natale – vero ma in parte. Nei giorni che vanno da Santo Stefano a San Silvestro il grasso, che di solito preferisce il mangiare al digiuno, combatte con il proprio frigo nel tentativo di svuotarlo completamente da qualsiasi avanzo. Produce polpette mescolando carne bollita e pandori, panforti e pollo in galantina. Poi, dopo Capodanno, promette a se stesso diete che procrastinerà fino alla vigilia del Natale successivo. Ad libitum.

Non sono grasso, sono basso – di solito è una scusa, a meno che tu non sia il Pinguino di Batman o uno dei sette nani. In quel caso sei ANCHE basso.

Non sono grasso, ho preso una taglia sotto – falso. Un grasso prende sempre due taglie sopra, fino a che le trova. I vestiti elasticizzati e gli indumenti a righe (soprattutto orizzontali) sono i veri nemici dei grassi. E’ preferibile indossare un capo d’abbigliamento nero perché, dicono, il nero sfina. Evitare come la peste, per questo stesso motivo, i profilattici neri. A meno che tu non sia Rocco Siffredi.

Un grasso non è mai felice – falsissimo. Una volta ho conosciuto un napoletano che si chiamava Felice e sarà stato 150 chili!

Immagine di testata: Fernando Botero, Monna Lisa (1963)

carota

Silvano, il leader vegano

Mi chiamo Silvano e sono vegano. Ma badate bene, non perché amo gli animali; no, non è per quello che sono vegano. Sono vegano perché il mio sogno è sterminare le piante. Così le mangio, e da quante ne mangio sono diventato anche bulimico. Sono vegano e bulimico. Perché odio le piante? Semplice: perché mi rubano il lavoro! Vedrai, io vendo ombrelloni! Pensa a quanti ombrelloni potrei vendere se non ci fosse nemmeno un albero. E poi le piante non fanno niente tutto il giorno e ci costano. Lo sapete quanto costa una pianta allo Stato senza fare niente? Non lo so, ma sicuramente ci costa un monte. Per me le piante andrebbero sterminate, o perlomeno che stiano a casa loro. Ci sono già i boschi; che ci fanno le piante in città? Vengono a rubarci il lavoro! Stiano nei boschi e ci lascino in pace qui; con gli ombrelloni.

Ho anche fondato un movimento contro le piante: il MUP (Mangiatevi Una Pianta). Se ognuno di noi mangiasse anche un solo albero al giorno, considerato che siamo 7 miliardi, in due anni sarebbero risolti tutti i problemi. Prima gli alberi, poi passiamo ai cespugli, che tanto quelli non fanno ombra. Però, siccome le piante vanno educate da piccole, si mangiano anche i cespugli, almeno imparano. Quando vedo le erbacce che crescono sulle mura io le strappo e le metto in un sacco, poi quando arrivo a casa le mangio scondite, anche se non c’hanno i capperi. L’altro giorno trovai un Assessore che mi disse: “Bravo, lei è un grande cittadino che libera le mura dalle piante”. “Sì, ma quando ho finito qui, poi passo al Parco. Vedrai che piazzale dopo.”

Ma ultimamente mi sono accorto che da soli è dura, anche perché si rischia di sbagliare. Un paio di settimane fa per sbaglio mi misi a leccare la muffa dal box doccia della palestra. Uno che era con me mi chiese cosa stavo facendo e gli spiegai la mia filosofia. Lui mi fece notare che le muffe non sono piante ma “funghi pluricellulari, capaci di ricoprire alcune superfici sotto forma di spugnosi miceli” e poi chiamò il 118. Mi fecero un TSO. Sono stato tre giorni alla neuro e m’è toccato mangiare tre fettine di roast beef per farmi dimettere; così, per depistarli. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Mi hanno assegnato ai lavori socialmente utili: devo fare 40 ore all’all’Orto Botanico, ahahahahahaha! Vedrai quello che ci rimane…

Andiamo; le piante vanno sterminate! Spero proprio che alleghino a Il Giornale il libro: “Più seghe per tutti”. Quando tutti ce l’avremo in mano basterà dire: “l’ora della sega è giunta!”. Non ci saranno più Boschi, e nemmeno Renzi.

Lo so, il mondo non è ancora pronto per la nostra rivoluzione;ci prendono in giro, polemizzano, fanno satira. Ma vedrete che un giorno non si muoverà più neanche una foglia. Gli allergici al polline respireranno bene 12 mesi su 12. Gli intolleranti al grano riscopriranno la tolleranza. Quando due fidanzati si lasceranno non si diranno più: “ti ho piantato” ma ” ti ho sbarbato dalla mia vita”.

E una volta che il pianeta sarà ormai desertificato, taglieremo i pollici a quelli che hanno il pollice verde; obbligheremo gli animali carnivori a mangiare verdure, anche se non ci saranno più verdure da mangiare; invaderemo l’Amazonia ed esporteremo la foresta pluviale creando una catena di fast food e la gente farà la fila davanti “a McZonia”. E quando anche quella sarà senza un filo d’erba. ci butteremo nella fossa delle Marianne e attaccheremo le alghe, che sono piante pure quelle, anche se si nascondono bene. E quando anche le alghe saranno esaurite, ognuno mangerà le proprie piante dei piedi. E nessuno avrà più bisogno di muoversi. E rimarremo a casa. Immobili. Come piante.

 

L’immagine è un annuncio realizzato dall’agenzia tedesca KNSK Werbeagentur per l’azienda produttrice di coltelli WMF.

disturbi

Disturbi alimentari di menti disturbate

Amico di facebook che condividi notizie infauste per togliermi l’appetito; i disturbi alimentari me li fai venire te!

La Mozzarella di Bufala è meglio di no? Mi disturbi!
Mi vuoi convincere che chi mangia solo verdure è più bravo di chi mangia un agnello? Mi disturbi!
Mi vuoi togliere le salcicce, il buristo e il rigatino? Mi disturbi!
La mucca è pazza? Mi disturbi!
La fiorentina mi uccide? Mi disturbi!
Mi dici che salmone c’ha il mercurio? Mi disturbi!
Il pollo c’ha gli ormoni? Mi disturbi!
Il vino bianco fa male? Mi disturbi!
Nella cioccolata c’è troppo burro di cacao, la pizza è bruciacchiata, lo zucchero è veleno? Mi disturbi!
Per favore, non voglio essere disturbato. Lo sono già di mio.
Prima o poi moriró. E anche te. Te lo giuro.